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Daisy

Ciao!

Mi chiamo Daisy e quando non fotografo, scrivo storie di viaggio e design.

Ballo lindy hop, amo i posti instagrammabili dove fare colazione e non posso far a meno dell’ironia. Adoro scoprire la mia città, Torino.

A tiny travel story è proprio questo: una raccolta di tutto quello che mi piace di più.

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A Racconigi non c’è solo il Castello: in fondo A Racconigi non c’è solo il Castello: in fondo al Parco Reale si trova il complesso della Margaria, uno degli angoli più interessanti e meno conosciuti della residenza sabauda.

Costruita tra il 1834 e il 1843 per volere di Carlo Alberto, la Margaria nacque come vera e propria azienda agricola sperimentale della corte. Il complesso neogotico, progettato da Pelagio Palagi ed Ernesto Melano, ospitava stalle, scuderie, alloggi per il personale, magazzini e anche alcuni ambienti destinati ai sovrani, come il Reposoir della regina e la Cappella del Beato Alberto.

Alle spalle della Margaria si trovano le Serre Reali, realizzate tra il 1844 e il 1848 su progetto di Carlo Sada: qui venivano coltivate piante esotiche e specie rare, oltre agli alberi da frutto che durante l’inverno dovevano essere protetti dal freddo.

A completare il percorso c’è il Giardino dei Principini, un’area del parco pensata per le coltivazioni floreali e il frutteto.

Il complesso, che per molto tempo è rimasto chiuso al pubblico, nel 2026 è protagonista di Effimera – Vivere il Parco del Castello di Racconigi, la rassegna culturale in programma fino all’11 ottobre, con aperture il 30 agosto, il 13, 26 e 27 settembre e l’11 ottobre.
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#complessodellamargaria #castellodiracconigi #mytinystories #girapiemonte #effimera
Una cena a 150 metri d’altezza, con Torino sotto Una cena a 150 metri d’altezza, con Torino sotto gli occhi e le Alpi intorno.

@piano35_torino è al 35° piano del grattacielo Intesa Sanpaolo progettato da Renzo Piano, all’interno di una grande serra bioclimatica, tra piante mediterranee, alberi e vetrate a tutta altezza. Un giardino in alta quota, con 15.000 metri cubi di verde, irrigato anche grazie all’acqua piovana raccolta e riutilizzata.

Al tramonto lo spazio cambia insieme alla luce, che entra dalle vetrate e si riflette su α-cromactive, l’opera sospesa nella serra firmata da @miglioreservetto Architects. Sottili elementi trasparenti in metacrilato si muovono seguendo le correnti d’aria e riprendono l’idea del “grattacielo che respira”, progettato per sfruttare naturalmente i flussi d’aria e regolare la temperatura nelle diverse stagioni.
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#mytinystories #giratorino #igerspiemonte #piano35 #michelinstar
Il Gran Cratere della Fossa si raggiunge lungo un Il Gran Cratere della Fossa si raggiunge lungo un percorso su sabbia vulcanica e cenere, con 386 metri di dislivello. Una volta in cima, il percorso continua con il giro ad anello del cratere.

Man mano che si sale, il panorama si apre: prima Vulcano ai propri piedi e il promontorio di Vulcanello, poi Lipari e Salina, Panarea e Stromboli e, più lontane, Filicudi e Alicudi. Dalla cima, nelle giornate limpide, le Eolie sono tutte visibili con un unico colpo d’occhio.

Lungo il cratere, fumarole e depositi di zolfo ricordano che Vulcano è ancora attivo. L’ultima eruzione si è verificata tra il 1888 e il 1890 e proprio le caratteristiche di quell’evento hanno dato il nome alle eruzioni vulcaniane, esplosive e caratterizzate da magma viscoso.
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#vulcano #isoleeolie #eolianislands #mytinystories #isoladivulcano
Come nasce il piatto simbolo di @davittorioristora Come nasce il piatto simbolo di @davittorioristorante?

L’ispirazione arriva durante un viaggio in Florida per l’anniversario di Vittorio e Bruna Cerea. In un ristorante italiano di Orlando assistono alla preparazione di tagliatelle mantecate direttamente al tavolo. Tornato a Bergamo, Vittorio rielabora quell’idea con le mezze maniche, sostituite negli anni dai celebri paccheri, conditi con un sugo preparato con tre varietà di pomodoro: San Marzano, datterino di Pachino e cuore di bue.

Il tratto distintivo del piatto è la mantecatura finale: ancora oggi viene eseguita al tavolo con burro e Parmigiano, davanti agli ospiti, rendendo il servizio un momento di dialogo con il commensale, diventato nel tempo uno degli elementi che raccontano l’identità di Da Vittorio.

Il pacchero accompagna ogni percorso degustazione, compreso Il Mare, il menu che ho scelto per questa esperienza: otto portate dedicate a pesci e crostacei, accompagnate anche da verdure, ortaggi ed erbe aromatiche coltivate nella vertical farm sviluppata con @planetfarms all’interno della tenuta.

La sorpresa finale è stata poter entrare in cucina al termine del servizio del pranzo, vedere da vicino le diverse postazioni e fare qualche domanda sull’organizzazione del lavoro in cucina.
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#mytinystories #michelinstar #davittorioristorante
Le Residenze Sabaude raccontano molto più della s Le Residenze Sabaude raccontano molto più della storia di una dinastia. È da qui che nasce Storie a Corte, il progetto di @somewheretour che propone itinerari tematici per leggere le Residenze Reali del Piemonte seguendo ogni volta un filo narrativo diverso.

Tra gli itinerari c’è Le Residenze Reali del Cinema, dedicato al Castello Ducale di Agliè e alla Palazzina di Caccia di Stupinigi.

Nato sui resti di un castello medievale, il Castello Ducale di Agliè entra nel Settecento tra le Residenze Reali dei Savoia. Carlo Felice e la regina Maria Cristina lo scelgono come residenza estiva e ne fanno un luogo dedicato anche allo spettacolo, con la realizzazione di un raffinato teatrino di corte. Con il passaggio al duca Tomaso di Savoia-Genova gli appartamenti si arricchiscono di una preziosa raccolta di porcellane e cineserie, trasformandosi in una vera galleria d’arte che riflette la sua passione per l’Oriente.

La Palazzina di Caccia di Stupinigi nasce invece nel Settecento su progetto di Filippo Juvarra come residenza dedicata alle battute di caccia. Nel tempo diventa teatro di alcuni dei momenti più importanti della storia sabauda, come il matrimonio di Vittorio Emanuele II e Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena, e accoglie Napoleone durante l’occupazione francese. Tra i suoi ospiti più insoliti c’è anche Fritz, l’elefante donato nel 1827 dal viceré d’Egitto al re di Sardegna Carlo Felice, che visse nel parco per circa venticinque anni. All’inizio del Novecento sarà poi la regina Margherita a lasciarvi la propria impronta, trasformandola in una dimora più adatta alla vita quotidiana e introducendo una delle grandi novità dell’epoca: l’ascensore.

I tour sono stati realizzati nell’ambito del progetto “Residenze Sabaude, un Territorio da Re” finanziato dal Ministero del Turismo.
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#residenzesabaude #italianroyalexperience #storieacorte #turismotorino #piemontedascoprire
Tra Castelnuovo Don Bosco e Albugnano, una degusta Tra Castelnuovo Don Bosco e Albugnano, una degustazione con vista sul Monferrato diventa l’occasione per conoscere la storia di @cascinagilli.

Qui, sulle colline argillose delle Marne di Sant’Agata, Cascina Gilli coltiva Freisa, Barbera, Bonarda, Nebbiolo e soprattutto Malvasia di Schierano, il vitigno aromatico da cui nasce la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco DOC.

La storia della cantina inizia nel 1983 e continua oggi con la guida di Davide Gasperini, Federico Mussetto e Paolo Vergnano, impegnati a rispettare la vocazione vinicola di questo territorio valorizzandone i vitigni autoctoni, ma anche il suo contesto naturalistico. 

La stessa attenzione per il territorio ha guidato anche il progetto architettonico, firmato da Luisa Raffaelli. La cantina moderna è stata progettata per inserirsi nel paesaggio con il minimo impatto visivo. Gli annessi rustici e l’antico fienile sono stati trasformati negli spazi dedicati alle degustazioni. Per questi ambienti sono stati usati pigmenti naturali e arredi d’epoca, scelti per dialogare con l’identità originaria della cascina. 

Nel giardino, avvolto da tralci di edera, un busto in pietra racconta il passato della cascina. Secondo alcune ricerche raffigurerebbe Gilli, un luogotenente di Napoleone che, dopo l’assedio di Casale, si sarebbe stabilito in questa zona. Da questa figura deriverebbe il nome della cascina e la sua immagine, scelta come simbolo della cantina, è oggi riprodotta su tutte le etichette. 

Un indirizzo da segnare per chi vuole conoscere il Monferrato attraverso i suoi vini.
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ad #cascinagilli #monferrato #malvasia #mytinystories #girapiemonte
Sette isole nate dal fuoco, ognuna con un’identi Sette isole nate dal fuoco, ognuna con un’identità diversa. Secondo la tradizione, qui si trovava il regno di Eolo dell’Odissea di Omero e, forse seguendo quel mito, Nolan ha scelto l’arcipelago per alcune scene della sua Odissea.

In una settimana le ho visitate tutte. Per un primo viaggio è il tempo giusto, ma Alicudi e Filicudi meritano più di una gita in giornata.
Ad Alicudi non ci sono strade né auto: ci si muove a piedi, lungo scalinate e mulattiere, oppure con gli asini, usati ancora oggi per trasportare persone e merci. Filicudi, la più antica dal punto di vista geologico, è fatta di sentieri e tratti di costa che si scoprono soprattutto a piedi o dal mare.

Lipari è l’isola più grande e una base comoda per esplorare le altre. Tra il Castello e Marina Corta si concentra la parte più storica con il porto vecchio. Fuori dal centro, le Cave di Caolino mostrano rocce colorate di bianco, rosso, giallo e ocra dall’attività idrotermale. Dal Belvedere Quattrocchi si osservano Vulcano, i Faraglioni e, nelle giornate limpide, l’Etna.

Vulcano è l’isola che ha dato il nome a tutti i vulcani del mondo. Il Gran Cratere della Fossa si raggiunge con un trekking tra fumarole e panorami sull’arcipelago. Gelso, all’estremità dell’isola, è il volto più tranquillo. Qui gli antipasti di pesce della Trattoria Da Gaetano sono uno dei ricordi migliori del viaggio.

Stromboli merita due esperienze: il trekking guidato fino a 400 metri al tramonto e l’escursione serale in barca davanti alla Sciara del Fuoco, per osservare le esplosioni dal mare. Vale la pena fermarsi anche a Ginostra, raggiungibile solo via mare, per il tramonto dalla piazza della chiesa.

Salina è l’isola più verde. Il nome deriva dal lago salato di Lingua, ma oggi è conosciuta soprattutto per vigneti, cappereti e la Malvasia delle Lipari, che ho assaggiato da Fenech. Il tramonto dalle balate di Pollara, dove Troisi ha interpretato Il Postino, è stato uno dei più belli del viaggio.

Infine Panarea. La più piccola e mondana, cambia ritmo allontanandosi dal centro, tra Drautto e Ditella, dove torna il suono delle cicale.

#eolie #isoleeolie #salina #stromboli #lipari
Era da tempo che volevo vedere dal vivo La Scarzuo Era da tempo che volevo vedere dal vivo La Scarzuola, la città ideale immaginata da Tomaso Buzzi tra i boschi umbri.

Secondo la tradizione, nel 1218 San Francesco d’Assisi si fermò qui costruendo una capanna con la “scarza”, pianta palustre da cui deriverebbe il nome del luogo. Per ricordare l’avvenimento, i conti di Marsciano vi fecero edificare la chiesa e il convento, poi divenuti luogo di sepoltura della famiglia.

Nel 1957 Buzzi acquistò il complesso e trasformò la valle alle spalle del convento nella sua personale “macchina teatrale”: un’antologia in pietra fatta di false rovine, templi, scale e strutture incompiute, pensata come un percorso simbolico in cui riferimenti classici ed elementi esoterici diventano una rappresentazione del ciclo della vita e della condizione umana.

Dentro convivono richiami all’architettura classica, alle ville rinascimentali, ai giardini manieristi e alle scenografie teatrali: dal Pantheon a Villa Adriana, fino al Parco dei Mostri di Bomarzo, tutto viene riletto attraverso il linguaggio neomanierista di Buzzi, fatto di proporzioni alterate, prospettive spiazzanti e forme che sembrano più mentali che reali.
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#mytinystories #tomasobuzzi #lascarzuola #umbria #cittàideale
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